L’Istituto Auxologico Italiano ha una lunga tradizione clinica e scientifica relativa al problema obesità, testimoniata anche dalla realizzazione del “Rapporto sull’Obesità in Italia”, di cui si sta lavorando alla settima edizione.
Abbiamo rivolto alcune domande sul problema obesità al prof. Antonio Liuzzi, direttore dell’Unità Operativa di Medicina interna e del Laboratorio di ricerche diabetologiche dell’Ospedale San Giuseppe – IRCCS Istituto Auxologico di Piancavallo (Verbania).
In base alle nuove conoscenze, cos'è e come potrebbe essere oggi definita l'obesità, dal punto di vista biologico e clinico?
L’obesità è una malattia dell’ambiente o dell’individuo? Queste sono le due posizioni che si confrontano da tempo e che hanno un rilievo non solo speculativo ma pratico. In un recente editoriale comparso sull’autorevole rivista medica “Lancet” si argomenta che l’azione per combattere la cosiddetta epidemia dell’obesità dovrebbe essere volta al contrasto delle politiche delle aziende che producono alimenti che, per dosi e composizione, sarebbero le maggiori responsabili del fenomeno. D’altra parte, l’ autore cita un interessantissimo libro “L’evoluzione dell’obesità” che esamina le ipotesi per le quali l’obesità, già presente nella preistoria ma come fenomeno raro e venerato, sia diventato un flagello. E’ un argomento veramente affascinante che sarà uno dei capitoli del prossimo “Rapporto sull’obesità in Italia” pubblicato a cura dell’ Auxologico. L’ipotesi più accreditata, quella del genotipo risparmioso, sostiene che il corredo genetico dell’obeso, cioè la capacità di accumulare energia sottoforma di grasso, è quello che ha conferito a questi individui un vantaggio di sopravvivenza in epoca di carestia, vantaggio che è divenuto patologia in un’epoca di sovrabbondanza di cibo. Non è la sola ipotesi: un altro autore sostiene che l’obeso era svantaggiato di fronte ai predatori e che quindi il genotipo si sia potuto espandere quando la società si è organizzato. Ancora, un’altra ipotesi: l’obeso sarebbe stato avvantaggiato in termine di sistema immunitario e quindi di resistenza alle infezioni.
Sembra ragionevole concludere che l’obesità sia la risultante di una interazione ambiente patrimonio genetico con uno spettro che vede le influenze ambientali prevalere per le forme leggere o medie di obesità e le anomalie genetiche nelle forme più gravi.
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